Sanremo 1930-Il torneo dei giganti
Finalmente un libro che non è il solito libro di scacchi...Ancora una volta dobbiamo ringraziare il coraggio delle Edizioni Ediscere che pubblicano qualcosa di veramente originale e sicuramente gradito agli autentici appassionati : il lavoro di Enrico Cecchelli ( che non è un maestrello pomposo ed omniscente ,ma un autentico e rigoroso erudito della materia ) si presenta come qualcosa di unico nel suo genere per la letteratura scacchistica italiana , ricollegandosi idealmente ,sia per l'abbondanza e la qualità del materiale fotografico che per la profondità dei commenti , ad opere ben più celebrate quali , ad esempio , "Il Torneo di Curacao del 1962 " recentemente pubblicato da Ian Timman.
IL paragone ,in ogni caso , non deve sembrare irriverente : Cecchelli riporta alla nostra attenzione uno dei più grandi eventi scacchistici del bel tempo che fu , corredando la cronaca agonistica con partite ben commentate e con preziosi documenti fotografici che , se da un lato "raccontano " visivamente i protagonisti del torneo , dall'altro portano alla ribalta una Sanremo intrisa di elegante e discreta mondanità , così lontana dai clamori pacchiani e festivalieri dei tempi moderni.Un libro da leggere e sfogliare , dunque , tenendo presente che le analisi delle partite sono estremamente curate e ben fatte pur non appartenendo ad un titolato giocatore da torneo....il fatto è che Cecchelli , pur non avendo dalla sua il credito di una visibilità agonistica , si fa apprezzare per competenza e scrupolosità , supportando le analisi con un poderoso lavoro di ricerca bibliografica che dà il giusto spazio alle opinioni dei protagonisti delle partite ( e quando si tratta di Alekhine e C. non è cosa da poco !).
In sostanza, il vero merito di questa novità editoriale è quello di far apprezzare gli scacchi come fenomeno culturale , inserito nella storia e nel divenire della nostra civiltà , e credo pertanto che un bel successo di pubblico sarebbe auspicabile oltre che meritato . Peccato , ma questa è una mia malignità , che dalle nostre parti sia necessario essere almeno maestro FIDE per avere un minimo di considerazione come autori , anche e soprattutto quando si hanno idee e talento : in Olanda o in Germania le cose sarebbero differenti.... ma non sarà anche per questo che scacchisticamente parlando apparteniamo al Terzo Mondo?
Il torneo Internazionale di Karlsbad del 1929 , di A. Nimzowitsch ( ed. Ediscere , 2006 )
Il mio amico Valerio colpisce ancora Ebbene sì, l'incredibile Luciani , quando non deve dare alle stampe l'ultima fatica di Kasparov, non ha perso il vizio di pubblicare inediti " evergreen " , ossia quei grandi classici che altrove, nei Paesi scacchisticamente progrediti , sono considerati dei must per la biblioteca di ogni vero appassionato. E così , dopo Lasker ed Euwe , non poteva mancare questo aureo libretto che si presenta come il giornale di bordo di uno dei tornei più forti e combattuti di sempre , ricostruito attraverso 30 partite intensamente commentate dal mitico autore del Mein System. Proprio a Karlsbad ,nel torneo che probabilmente segnò la fine di un'epoca giustamente ricordata come l'età dell'oro degli scacchi , Nimzowitsch raccolse il suo più grande trionfo ed il riconoscimento finalmente unanime del suo valore di grande giocatore pratico , oltre che di teorico e filosofo della scacchiera: non è un caso che proprio in queste pagine lo stile dell'insigne autore , solitamente severo ed incline ai toni polemici , acquista toni più distesi e colloquiali,pur senza perdere la consuetà profondità analitica. L'atmosfera creata da Nimzowitsch , che porta il lettore lungo i sentieri del sapere scacchistico del tempo , trasforma perciò il libro in una grande foto di gruppo, dove gli eroi del tempo , gli Spielmann , i Capanca , i Rubinstein , mostrano orgogliosi ai posteri le proprie dolorose rughe e le faticose conquiste del pensiero ipermoderno . Qui c'è la storia degli scacchi.Qui abitano gli scacchi , quelli che stanno ad un passo dall'immortalità.





Ultimi commenti