La livella

Il popolo degli scacchisti italici si divide , tutto sommato , in due grandi categorie : ci sono quelli che si accontentano di rimanere quello che sono , ritenendo di non poter in alcun modo ovviare al talento che non hanno , e ci sono quelli che viceversa , per formazione culturale e mentalità, ritengono necessario , indipendentemente dal riuscirvi o meno , impegnarsi per migliorare il proprio livello di gioco e provare a togliersi qualche piccola soddisfazione .
Sono due modi di vivere gli scacchi , ambedue legittimi , ambedue dignitosi e soprattutto assolutamente paralleli e non interferenti. Sono , soprattutto , due modi diversi di essere scacchisti ,dato che poi ,alla fine , gli uni e gli altri giocano tornei e frequentano circoli , gli uni e gli altri giocano su internet , gli uni e gli altri pagano tasse di iscrizione ,affiliazioni ed abbonamenti vari. Quello che cambia ,alla fine , è che i primi , coloro che ormai hanno deciso di definirsi "spingilegno" secondo una sorta di manifesto ideologico non scritto del non saper giocare , privilegiano giocare lampo e ridurre al minimo indispensabile lo studio teorico; i secondi ,viceversa , spendono di buon grado in formazione e cercano attraverso questo strumento di accrescere il proprio livello di gioco , non esitando a sobbarcarsi anche una mole ingente di studio teorico. Ognuno , insomma , cerca di procurarsi la scarpa giusta per il proprio piede , il che è legittimo,logico e direi addirittura doveroso , posto che i circoli , in quanto associazione , debbono preoccuparsi di allestire una offerta diversificata , ossia adatta ad un pubblico di appassionati che evidentemente non può essere omogeneo.
Peccato che spesso non sia così , perchè chi scrive ha potuto vedere personalmente qualcosa che sfugge ad ogni logica : immaginate infatti che un circolo venga di fatto " commissariato " da un gruppo di scacchisti del primo tipo , i quali decidono che la formazione " è una grande boiata" , i libri sono inutili e chi pretende di studiare e migliorare , magari diventare persino candidato maestro , deve essere considerato un nemico del popolo.....ecco che improvvisamente il circolo , che era cresciuto in termini di iscritti e di attività grazie alle politiche orientate alla formazione di alcuni dirigenti , diventa improvvisamente un circolo di lampisti folli , scomposti e sciatti , perdendo via via adesioni e tesserati proprio per l'azzeramento ubdolo ma di fatto coattivo di ogni corso , stage o programma di studio. Tutto questo , credetemi , è già accaduto in passato e magari sta accadendo anche adesso da qualche parte :ma è davvero giusto? E' lecito imporre una livella verso il basso anche a chi ha altre aspirazioni? E' lecito portarlo a sentirsi un estraneo nel circolo in cui è tesserato da anni solo perchè si è deciso di boicottare ogni tentativo di formazione??
La risposta , ovviamente , è no e non potrebbe essere diversa.Infatti , non si capisce perchè un circolo dovrebbe negare di rispondere ad una parte dei soci , imponendo anzi una vera e propria dittatura scacchistica basata su un modello di tipo dopolavoristico che non può essere buono per tutti ( ad essere sinceri non va bene neppure alla FSI che ha sposato un approccio in cui agonismo e formazione sono alla base di tutto ) . Ancora prima di questo , in ogni modo , sta l'assurdità di voler imporre anche a chi non lo condivide una concezione del circolo scacchistico che induce fatalmente a sparire di circolazione e restare a casa propria a giocare su internet , lasciando il monopolio del sodalizio agli istrioni del lampo ad oltranza , strutturate per lo più su una serie inteminabile di cappelle e castronerie varie con il condimento di motti di spirito di infimo livello.
Insomma, mai il motto della FIDE ( Gens una sumus) fu meno appropriato e calzante : si,perchè talora capita che proprio gli spingilegno , a dispetto della loro decantata autoironia e di una mitezza troppo ipocrita per essere sincera ,sono spesso dei veri talebani della scacchiera ,negando cittadinanza a tutti coloro che hanno un modo di concepire il gioco diverso dal loro. Non ci credete? Pensate che io sia troppo severo? Può darsi ,ma per fortuna la mia innata diffidenza mi ha insegnato a diffidare dei falsi modesti e di tutti coloro che si iscrivono al partito degli ultimi della classe solo per non dover dimostrare chi sono in realtà : spesso ,infatti,l'apparente buonismo nasconde invidie e livori inconfessabili , giacchè solo i miseri d'animo possono concepire la mediocrità generale come regola da imporre a tutti.Giù la testa insomma , tutti piegati all'ideologia del non saper giocare ,anche e soprattutto coloro che , in ossequio al principo del " fatti non foste a viver come bruti" , vorrebbero legittimamente provare a migliorare in conoscenze ed abilità.
Siamo dunque alla livella , quella di Totò , ma applicata al campo scacchistico.Solo di una cosa qualcuno si dovrebbe ricordare: per il grande attore napoletano la livella simboleggiava la morte ,l'azzeramento di miserie e nobiltà , ed infatti lo stesso avviene ,prima o dopo , anche per i circoli , che scompaiono alla faccia di tutto il buono e il poco buono hanno saputo esprimere . Meditate gente.........
Colpa di Topalov...( ma Siena non è Bilbao!!! )

Ebbene si...lo scacchismo nostrano ha spesso il vizio di non prendere esempio dalle esperienze delle civiltà più progredite , ma talora ,quando decide di farlo , commette l'errore di non recepire le cose migliori o , quel che è peggio , di recepirle con spirito sbagliato e fuori dal naturale contesto che ne giustificherebbe la ratio. Un esempio? Il recente torneo week end di Siena , dedicato alla memoria di quell'autentico appassionato e divulgatore del gioco che fu Roberto Magari , ha recepito il sistema di punteggio del recente super torneo di Bilbao ,nel quale si è adottato il sistemza calcistico di premiare con 3 punti la vittoria e di assegnare 1 punto per il pareggio e 0 punti per la sconfitta. Intenzione lodevole,niente da dire: niente patte " da grandi maestri" , niente giochetti fra " furbetti del circolino" per lottizzare la classifica con metodi "slavi" ,niente alchimie per campare di rendita dopo l'eventuale partenza a razzo !!! Insomma , niente gigionate a tutto vantaggio dello spettacolo e dei giocatori tutti cuore ,grinta e teoria ,niente terze nazionali che giocano a fare i GM pattando fra loro in 5 mosse per non perdere quella miseria di Elo tanto faticosamente raggranellato : tutti possiamo essere Topalov ,Aronian o Magnus Carlsen e giocare con il loro spirito battagliero ( sic ! ) almeno per tre giorni ( "We can be heroes just for one day!",D.Bowie ) ....
Però....c'è un però....e mi piacerebbe che il saggio Mario Leoncini , vice presidente federale ma soprattutto uomo di grande cultura scacchistica , dicesse la sua in merito a queste considerazioni : è il risultato di patta in se stesso da biasimare o le condotte utilitaristiche di tanti giocatori nostrani? Voglio dire: se due giocatori disputano una bella partita giocando alla morte per 80 e più mosse e tentando invano di superarsi ,è giusto penalizzare la loro prestazione tecnica e sportiva solo perchè alla fine hanno pattato????????? Io credo di no..... o almeno non lo credo fino a quando non saranno sanzionati altri comportamenti ben più antisportivi ,quali ad esempio certi ritiri "strategici" che tanto vanno di moda quando c'è da amministrare il proprio Elo. Anche io sono d'accordo che non ha senso vedere due NC che fanno patta in 5 mosse come Petrosjan e Polugaevskj ai tempi del dominio sovietico,ma non credo che il rimedio sia quello di adottare un sistema di punteggio diverso da quello tradizionale: meglio sanzionare , ma farlo davvero e non a parole , i forfait non giustificati e gli atteggiamenti antisportivi ,quali ad esempio i gratuiti abbandoni dei tornei allorchè ( ad esempio ) gli arbitri applicano i regolamenti in merito all'uso dei cellulari in sala torneo . Ispirarsi al torneo di Bilbao,insomma,non mi sembra un'idea felice , in quanto la scelta degli organizzatori baschi trova una ragione solo ed essenzialmente nella necessità di ripagare con lo spettacolo le ingenti sponsorizzazioni e l'interesse dei media : Topalov ,Aronian e Carlsen , insomma , giocherebbero alla morte anche se la vittoria valesse mezzo punto , non fosse altro per aggiudicarsi il primo premio di un montepremi straricco e fatto apposta per i super professionisti del loro livello.......... Le lodevoli intenzioni degli organizzatori senesi,insomma , hanno ottenuto risultati del tutto diversi dalle previsioni , quali ad esempio risucchiare verso il basso ( e non mi sembra giusto neppure questo ) eroiche categorie nazionali che si stavano sudando meritatissime tranches Fide strappando faticose e combattute patte ( in qualche caso anche a colpi di sacrifici e combinanzioni ) ad esperti candidati maestri......insomma ,la combattività non solo non è stata incentivata ma addirittura ,per certi versi, penalizzara: è chiaro che non era questo l'intento di chi ha voluto varare l'esperimento , però mi farebbe piacere che queste mie riflessioni venissero prese in considerazione per non ripetere l'errore !!!
C'è poi un altro aspetto che vorrei citare e che mi piacerebbe discutere con Mario Leoncini: pagare con 3 punti la vittoria significa fare una scelta di valore che ,se può andare bene per il calcio , non è a mio avviso valida per gli scacchi , in quanto la bellezza e la tecnica non sono una esclusiva del gioco di attacco. Sicuramente Mario ,che è un vero erudito della letteratura scacchistica , ricorderà il parere del formidabile GM Lajos Portisch , il quale commentando una sua partita , osservava come troppo spesso gli osservatori trascurano di cogliere i meriti di quei giocatori che fanno della difesa la propria arma migliore ( il passo citato è pubblicato da Tibor Florian nel suo vecchio ma ottimo saggio "Difesa e contrattacco" ) . Ebbene...capisco quelli che non riescono a star dietro a certe chilometriche partite di Petrosjan o di Karpov, ma credo che nessuno potrebbe negare la profonda comprensione posizionale e l'arte scacchistica di questi giocatori. Così mi chiedo ,di conseguenza, perchè mai si dovrebbe implicitamente obbligare i giocatori a tentare di travestirsi da Kasparov per 3 famigerati punti quando la loro naturale estetica scacchistica tende ad inseguire modelli del tutto differenti ma di certo non privi di bellezza e profondità concettuale.
Insomma , stiamo attenti alle implicazioni recondite che certe scelte , pur in assoluta buona fede , possono produrre: senza stare a rispolverare le farneticazioni sull'attacco ariano e sulla difesa giudaica ,che per fortuna appartengono una stagione di deviazione morale e culturale che speriamo di non dover più affrontare , ritengo che non sia giusto incentivare o penalizzare questo o quel modo di concepire il modo di condurre una partita a scacchi , perchè la creatività che è la ricchezza del nostro gioco non può fare a meno della diversità culturale e caratteriale , attraversando l'aspetto agonistico fino a diventare dialettica fra modi di vedere e di pensare , in altre parole fra modi di intendere la vita di cui gli scacchi sono naturale metafora. Ma poichè la dialettica presuppone la par condicio ( e forse è per questo che Berlusconi non gioca a scacchi) , allora ecco l'importanza di non alterare le cose attraverso incentivi esterni che non siano l'amore per il bel gioco , per la lealtà sportiva e per il rispetto delle regole del civile convivere ,anche sulla scacchiera.





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